Scatoloni, arredi smontati e un continuo viavai di furgoni hanno segnato la chiusura dello studio Setam di via Amalasunta, a Ravenna. Sul campanello è ancora visibile il nome della società di consulenza, ma gli uffici risultano ormai svuotati e nella cassetta della posta compaiono soltanto volantini pubblicitari. L’attività, conosciuta in città per i servizi di elaborazione dati e consulenza su paghe, redditi e dichiarazioni 730, ha cessato di fatto la propria operatività.
L’indagine sugli investimenti
La chiusura arriva mentre è entrato nel vivo il processo che vede imputati per truffa aggravata i consulenti ravennati Roberto Garavini, 79 anni, e Flavia Valmorra, 70 anni, insieme al 69enne trevigiano Parisio Candelù. Il procedimento è nato dall’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Monica Gargiulo e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Ravenna.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Setam sarebbe stato il punto di riferimento di un’attività ritenuta truffaldina, capace di raccogliere ingenti somme da clienti di diverse zone d’Italia. Agli investitori sarebbe stato prospettato un rendimento molto elevato in tempi brevi, attraverso operazioni in Romania con l’apertura di conti e società nel Paese dell’Est Europa. Le promesse, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero previsto l’aggiunta di uno zero alla somma versata nel giro di un mese o un mese e mezzo.
Clienti e sequestri
Le persone coinvolte avrebbero atteso per mesi senza ottenere i risultati prospettati. Tra loro ci sarebbero clienti alle prese con separazioni, difficoltà aziendali, progetti imprenditoriali da finanziare o conseguenze economiche legate all’alluvione. Il confronto tra gli investitori avrebbe portato alla presentazione dei primi esposti e all’avvio degli accertamenti da parte della Procura ravennate.
Nel corso delle indagini è stato disposto un sequestro preventivo di un milione di euro. Gli inquirenti contestano anche l’abusivismo finanziario per operazioni dal valore complessivo superiore ai 100 milioni di euro. I clienti individuati sarebbero circa venti in tutta Italia; una dozzina si è costituita parte civile nel processo, assistita dagli avvocati Carlo Benini, Ermenegildo Andrini, Antonella Saporito e Silvia Bozzi.
Nel procedimento davanti al giudice Antonella Guidomei, gli imputati sono difesi dagli avvocati Savino De Toma, Rossella Disabato, Stefano Pasquadibisceglie e Carolina Rubini. I due consulenti ravennati erano stati posti agli arresti domiciliari nel dicembre scorso, mentre per Candelù era stata disposta la custodia in carcere. La vicenda era stata inoltre raccontata da alcuni servizi televisivi di Striscia la Notizia, che avevano raccolto le testimonianze di clienti convinti di aver perso i propri risparmi.