Udienza cautelare

Veterinario radiato chiede il dissequestro dell’ambulatorio

Il Riesame si è riservato sulla richiesta presentata dal difensore dopo la condanna in primo grado a quattro anni e due mesi.

Veterinario radiato chiede il dissequestro dell’ambulatorio

Mauro Guerra è tornato davanti ai giudici per chiedere il dissequestro dell’ambulatorio veterinario di Sant’Antonio, nel Ravennate. Il medico, 53 anni, è stato condannato in primo grado a 4 anni e 2 mesi per maltrattamenti di animali, soppressioni non necessarie, reati fiscali e altri illeciti collegati all’esercizio della professione veterinaria.

L’istanza, presentata dall’avvocato Claudio Maruzzi, era stata respinta dal giudice Piervittorio Farinella, che aveva ravvisato il pericolo di reiterazione dei reati. La questione è stata quindi sottoposta al tribunale del Riesame, che al termine dell’udienza si è riservato sulla decisione.

La posizione della difesa

Secondo la difesa, il quadro sarebbe cambiato rispetto al momento in cui era stato disposto il sequestro. Oltre alla condanna, che prevede anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione dalla professione per tre, nei confronti di Guerra è diventata esecutiva la radiazione dall’Ordine dei Medici Veterinari. Il provvedimento disciplinare è ancora oggetto di ricorso in Cassazione, ma allo stato attuale il medico non può esercitare.

È proprio l’impossibilità di svolgere l’attività, sostiene il legale, a far venir meno il rischio che i reati possano essere ripetuti. La difesa richiama anche la contestazione relativa all’esercizio abusivo della professione di farmacista, legata alla cessione e alla produzione di farmaci durante l’attività. Si tratterebbe, secondo la ricostruzione sostenuta dall’avvocato, di due episodi risalenti e collegati alla clientela del periodo in cui Guerra poteva ancora lavorare.

Il sequestro della struttura

L’ambulatorio di Sant’Antonio è al centro della vicenda giudiziaria dal 3 maggio 2021, quando l’inchiesta si avvicinava alla fase processuale. Il sequestro preventivo, ottenuto dal pubblico ministero Marilù Gattelli, era stato inizialmente annullato dalla Cassazione e poi nuovamente disposto dal collegio ravennate.

Tra gli atti dell’inchiesta figurano 27 capi d’accusa e un dossier fotografico dedicato alla struttura. Le immagini avrebbero documentato ambienti ritenuti sporchi, attrezzature chirurgiche conservate senza adeguate cautele e medicinali scaduti. La difesa sostiene però che quei farmaci fossero in attesa di essere smaltiti e che fossero custoditi soprattutto nel bagno e nel garage dell’abitazione, non all’interno della clinica.

La sentenza di primo grado ha disposto anche la confisca dell’ambulatorio, una misura destinata a diventare esecutiva soltanto dopo un’eventuale decisione definitiva. Il processo d’appello deve ancora essere fissato. Per questo, nell’attesa dei successivi passaggi giudiziari, la richiesta esaminata dal Riesame riguarda il sequestro preventivo della struttura, disposto ormai da circa cinque anni e ritenuto dalla difesa non più attuale.