Accessibilità

Nuova piscina di Ravenna, stop agli istruttori in acqua

Il CSI contesta l’interpretazione di una determina comunale: la misura rischia di rendere onerosa la pratica per atleti con disabilità.

Nuova piscina di Ravenna, stop agli istruttori in acqua

La nuova piscina comunale di Ravenna, inaugurata da pochi giorni e presentata come una struttura più moderna, funzionale e inclusiva, è al centro di una segnalazione del CSI Ravenna. Il Comitato denuncia che alcuni atleti con disabilità non possono più essere affiancati in acqua dai propri istruttori durante le attività di nuoto libero.

Il caso riguarda ragazzi in possesso della Carta bianca, il documento che consente loro di accedere gratuitamente agli impianti. Fino alla scorsa stagione, il CSI garantiva l’avviamento e la pratica sportiva mettendo a disposizione anche un istruttore qualificato, incaricato di accompagnare gli atleti in acqua e di assicurare condizioni di sicurezza e una piena partecipazione alle attività.

Il divieto sul piano vasca

Con l’avvio della nuova stagione, secondo quanto riferisce il CSI, il gestore dell’impianto avrebbe comunicato l’impossibilità di proseguire con questa modalità, vietando l’ingresso in acqua agli istruttori. Il diniego sarebbe legato all’interpretazione della determina dirigenziale numero 1926 del 28 luglio 2026, adottata dall’Ufficio Sport del Comune di Ravenna.

Il provvedimento stabilisce il divieto di svolgere sul piano vasca attività di carattere commerciale, comprese le lezioni private a pagamento. Il CSI ritiene però che la disposizione sia stata applicata anche all’assistenza fornita agli atleti con disabilità. Alessandro Bondi, presidente del Comitato, parla di un equivoco normativo: l’obiettivo dell’Ufficio Sport di contrastare attività commerciali non autorizzate, sostiene, non dovrebbe tradursi nell’equiparazione tra una lezione privata a scopo di lucro e il supporto necessario a una persona con disabilità.

Il rischio di un costo aggiuntivo

Secondo il CSI, le soluzioni prospettate finora, come l’acquisto di pacchetti di lezioni o l’affitto di corsie, finirebbero per compromettere la gratuità garantita dalla Carta bianca. Il costo aggiuntivo potrebbe infatti diventare un ostacolo all’accesso all’attività sportiva proprio per le persone che necessitano di maggiori tutele sul piano dell’inclusione.

Il Comitato ha quindi chiesto formalmente all’Ufficio Sport un chiarimento, sollecitando una distinzione netta tra le attività commerciali vietate e l’assistenza agli atleti con disabilità. Al momento, riferisce il CSI, non è arrivata una risposta scritta. L’organizzazione afferma di non voler alimentare una polemica, ma di attendere un intervento urgente che impedisca a una regola sull’utilizzo dell’impianto di trasformarsi in una barriera per la partecipazione sportiva.