Ispezione provinciale

Lavoro nero in un’azienda agricola: sospesa l’attività

Individuati circa dieci raccoglitori stranieri, tra cui un adolescente senza regolare assunzione, addestramento e controlli sanitari.

Lavoro nero in un’azienda agricola: sospesa l’attività

Un’azienda agricola della provincia di Ravenna è stata sospesa dall’Ispettorato territoriale del lavoro al termine di un controllo condotto nell’ambito delle verifiche contro l’impiego irregolare e lo sfruttamento nel comparto agricolo. Gli accertamenti hanno riguardato le condizioni di impiego dei lavoratori impegnati nelle attività stagionali.

Le irregolarità riscontrate

Durante l’ispezione, gli operatori hanno individuato circa dieci braccianti extracomunitari impegnati nella raccolta dell’uva. Dalle verifiche sarebbe emerso che più della metà delle persone presenti lavorava completamente in nero, senza alcun contratto di assunzione o altra forma di regolarizzazione del rapporto di lavoro.

Tra i lavoratori non regolarizzati è stata accertata anche la presenza di un minorenne, impiegato anch’egli senza contratto. La posizione del giovane ha evidenziato ulteriori profili di particolare gravità, considerata la necessità di garantire ai lavoratori più vulnerabili specifiche tutele e il rispetto degli obblighi previsti per la sicurezza.

Gli ispettori hanno inoltre rilevato l’assenza di formazione sui rischi connessi alle mansioni svolte e la mancata sottoposizione dei lavoratori alle visite mediche obbligatorie per verificare l’idoneità al lavoro. Nessuno degli addetti sottoposti a controllo risultava quindi inserito in un percorso di sorveglianza sanitaria previsto dalla normativa.

Sospensione e sanzioni

La mancata regolarizzazione ha fatto scattare il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. La misura è stata adottata perché la percentuale di lavoratori irregolari presenti sul posto superava la soglia di legge del 10 per cento degli occupati.

All’azienda sono state contestate sanzioni amministrative e prescritte le misure necessarie per rimuovere le violazioni riscontrate. Il totale degli importi contestati ammonta a 23.000 euro. L’intervento rientra nel piano mirato dell’Ispettorato del lavoro per contrastare il lavoro sommerso e le condizioni di impiego non sicure nel settore agricolo.