Indagini sanitarie

Inchiesta sui certificati per i Cpr, scontro politico

Tre professionisti sono stati interdetti e altri cinque esclusi dalle visite per l’idoneità dei migranti trattenuti.

Inchiesta sui certificati per i Cpr, scontro politico

Le nuove perquisizioni disposte dalla Procura di Ravenna nell’ambito dell’inchiesta sui presunti certificati anti-rimpatrio riaccendono il confronto politico. Al centro dell’indagine ci sono diversi medici dell’ospedale Santa Maria delle Croci, accusati di aver rilasciato certificazioni sull’idoneità sanitaria di cittadini stranieri destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio.

Il ministro e vicepremier Matteo Salvini ha commentato l’inchiesta sui social, definendo molto grave quanto sta emergendo. Il leader della Lega ha sostenuto che, in caso di accertata colpevolezza, i professionisti dovrebbero essere radiati dall’albo e chiamati a risarcire i danni legati alle mancate espulsioni delle persone che avrebbero protetto. Salvini ha inoltre messo in discussione il rispetto del giuramento professionale da parte dei sanitari coinvolti.

Le misure già adottate

L’inchiesta della Procura ravennate ha già portato all’interdizione dalla professione per dieci mesi di tre sanitari. Per altri cinque medici è stato disposto il divieto di effettuare le visite finalizzate al rilascio dei certificati di idoneità al trattenimento nei Cpr. Tutti i professionisti lavorano o lavoravano nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale ravennate.

Le ipotesi investigative devono ancora essere verificate nel corso del procedimento e ogni responsabilità dovrà essere accertata dalla magistratura. Secondo gli inquirenti, le certificazioni avrebbero potuto impedire il trattenimento nei centri e quindi ostacolare le procedure di rimpatrio. Le nuove attività investigative puntano anche a chiarire se si tratti di episodi isolati o se esista un collegamento tra più vicende.

Le reazioni politiche

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha parlato di una vicenda dai contorni inquietanti. A suo giudizio, se l’ipotesi accusatoria fosse confermata, potrebbe emergere non una serie di condotte individuali, ma una rete capace di incidere sull’applicazione delle decisioni dello Stato. Bignami ha chiesto di attendere l’esito delle indagini, sollecitando verifiche sull’eventuale presenza di un fenomeno più ampio e organizzato.

Una posizione analoga è stata espressa dalla deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri, che ha chiesto di verificare l’eventuale collegamento tra i diversi episodi. Secondo la parlamentare, le regole sull’immigrazione possono essere contestate sul piano politico, ma non aggirate attraverso strumenti amministrativi o professionali utilizzati illegalmente.

Sul piano locale è intervenuta Veronica Verlicchi, consigliera comunale de La Pigna. Verlicchi ha chiesto all’Ausl Romagna di fare piena chiarezza al proprio interno e di valutare, nel caso di un eventuale processo, la costituzione di parte civile qualora ne ricorrano i presupposti. Alla stessa amministrazione comunale e al sindaco di Ravenna ha chiesto una presa di posizione, sostenendo che la vicenda riguarda direttamente l’ospedale, il sistema sanitario e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.