Una presunta rete nazionale per la raccolta e la condivisione dei certificati di inidoneità destinati a impedire il trasferimento di stranieri nei centri di permanenza per il rimpatrio. È questa la pista investigativa al centro dell’inchiesta che coinvolge otto infettivologi dell’ospedale di Ravenna e il medico Nicola Cocco, referente della Società italiana medicina delle migrazioni.
Secondo l’ipotesi della Procura, tra maggio 2024 e gennaio 2026 i referti avrebbero consentito ad alcuni cittadini stranieri destinati all’espulsione di evitare il trasferimento nei Cpr e di tornare in libertà. L’indagine ruota attorno alla possibile esistenza di un’attività coordinata e non a iniziative autonome di singoli sanitari.
La presunta mappatura dei referti
All’ipotesi di falso ideologico già contestata ai medici ravennati si è aggiunta quella di associazione per delinquere, contestata al momento a Cocco e ad altri tre operatori. Il medico, 42 anni, residente a Varese e in servizio in un carcere milanese, viene indicato dagli inquirenti come presunto promotore e organizzatore della rete. Agli altri partecipanti sarebbero stati attribuiti compiti specifici per ostacolare il sistema delle detenzioni amministrative.
Nel fascicolo dell’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Angela Scorza, è finita anche una conversazione tra una dottoressa in servizio negli ospedali di Forlì e Cesena e una collega. In uno dei messaggi si legge, in sostanza, l’invito a opporsi tutti, insieme alla sottolineatura dell’esistenza di contatti attivi in diverse zone del Paese.
Un’altra conversazione, risalente al giugno 2024, riguarda direttamente Cocco. A una dottoressa che lo informava sulle certificazioni di non idoneità firmate a Ravenna, il medico avrebbe chiesto di riceverne copia, spiegando di stare realizzando una mappatura. Per gli investigatori, il messaggio potrebbe indicare un progetto più ampio di raccolta sistematica dei documenti.
Perquisizioni in più città
Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, nei gruppi di comunicazione tra sanitari sarebbe circolata anche una bozza per la redazione dei referti di non idoneità ai Cpr. Il modello sarebbe stato condiviso con medici di altri ospedali, in località tra cui Rimini, Bologna, Forlì, Cesena, Ferrara, Roma, Matera, Biella, Livorno e Bari.
La Squadra mobile e l’Anticrimine hanno quindi eseguito un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti di altri 23 medici, non indagati a eccezione di Cocco. Gli accertamenti hanno riguardato abitazioni, telefoni e dispositivi informatici, con l’obiettivo di ricostruire la diffusione del fenomeno e l’estensione della raccolta dei certificati. Resta ancora da chiarire, sulla base degli atti disponibili, quale fosse la finalità concreta della mappatura.