Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane contro la sentenza del Tar di Bologna che imponeva la comunicazione dei dati aggregati sul passaggio di armi dal porto civile di Ravenna. La decisione conferma quindi l’obbligo per l’amministrazione di fornire le informazioni richieste attraverso un’istanza di accesso civico generalizzato.
La vicenda è stata resa nota il 16 ottobre 2026 da Linda Maggiori, giornalista che ha seguito la vertenza insieme all’avvocato Andrea Maestri. La richiesta riguardava il numero complessivo delle armi transitate nello scalo ravennate, senza l’indicazione di elementi operativi o riferimenti tali da identificare singole spedizioni.
Le motivazioni dei giudici
Nelle motivazioni, il Consiglio di Stato ha ritenuto insufficienti le ragioni opposte dall’amministrazione. Secondo il Collegio, il richiamo a interessi pubblici generici e a possibili pregiudizi non dimostrerebbe in modo concreto quale danno potrebbe derivare dalla divulgazione di un dato esclusivamente numerico, riferito inoltre a un periodo già trascorso.
La sentenza sottolinea che la pubblicazione delle informazioni rappresenta un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela dell’amministrazione e la normativa sulla trasparenza. I giudici hanno inoltre osservato che altre autorità doganali e capitanerie, tra cui l’ufficio di Livorno, avrebbero fornito dati analoghi senza opporre motivi ostativi. Per il Consiglio di Stato, questa differenza di comportamento rende apparentemente contraddittoria la posizione assunta nel caso di Ravenna.
La conclusione della vertenza
Il Collegio ha escluso anche che la richiesta costituisse un abuso del diritto. L’accesso civico generalizzato, si legge nella pronuncia, può essere esercitato nell’ambito dell’attività giornalistica; le istanze presentate non sono state considerate massive e le informazioni richieste risultano già informatizzate e nella disponibilità dell’amministrazione.
Per queste ragioni, l’appello dell’Agenzia delle Dogane è stato respinto e resta confermato l’obbligo di consegnare i dati aggregati sui transiti di armi nel porto ravennate. Maggiori ha definito l’esito una vittoria sul fronte della trasparenza e ha annunciato una manifestazione il 30 ottobre a Ravenna e in altri porti, collegandola alla richiesta di fermare i trasferimenti di armi. Quest’ultima è una posizione espressa dai promotori dell’iniziativa e non un contenuto della decisione giudiziaria.