Esito processuale

A Ravenna condannati progettisti e funzionari della Regione

Il giudizio di primo grado ha riconosciuto responsabilità per carenze nei lavori; l’accusa di omicidio colposo è prescritta.

A Ravenna condannati progettisti e funzionari della Regione

Si è concluso al Tribunale di Ravenna il processo di primo grado per il cedimento della diga di San Bartolo, sul fiume Ronco, costato la vita al tecnico della Protezione Civile Danilo Zavatta. Il giudice Cosimo Pedullà ha pronunciato il verdetto a circa otto anni dalla tragedia, disponendo condanne comprese tra due anni e otto mesi e due anni. Per l’accusa di omicidio colposo è stata invece dichiarata la prescrizione.

La prescrizione ha comportato il mancato riconoscimento di una provvisionale in favore dei familiari della vittima. Zavatta, che aveva 52 anni, morì il 25 ottobre 2018 durante un sopralluogo sulla passerella dello sbarramento. Insieme a personale della Polizia Locale, ai Carabinieri Forestali e alla Protezione Civile, stava verificando la corretta riparazione di un danno strutturale registrato il mese precedente.

Il cedimento durante il sopralluogo

Lo sbarramento si trova lungo il fiume Ronco, al chilometro 211 della Statale 67, la via Ravegnana, in una zona non lontana da Ravenna. In quel periodo erano in corso i lavori per la realizzazione di una centralina idroelettrica collegata alla struttura preesistente, risalente a quasi un secolo prima.

Durante l’ispezione, la prima campata cedette improvvisamente a causa del cedimento dell’argine. La struttura collassò sotto gli occhi delle persone presenti e Zavatta venne trascinato nel letto del fiume, rimanendo travolto dalle macerie. Secondo la ricostruzione della Procura, il cedimento sarebbe stato favorito da progetti carenti, in particolare per quanto riguardava l’interferenza tra la nuova centrale e la vecchia chiusa.

Le condanne e le assoluzioni

La pubblica ministera Lucrezia Ciriello aveva chiesto otto condanne, con pene da un anno e otto mesi a quattro anni e sei mesi, e un’assoluzione. Il tribunale ha condannato a due anni e otto mesi Angelo Sampieri, 82 anni, di Forlì, incaricato della redazione del progetto e della direzione dei lavori. Franco Frosio, 67 anni, di Brescia, responsabile del progetto definitivo, ha ricevuto una pena di due anni e due mesi.

Due anni sono stati inflitti a Daniele Tumidei, 66 anni, di Forlì, legale rappresentante della società titolare della concessione e dell’impresa che stava costruendo la centralina. La stessa pena è stata stabilita per Andrea Bezzi, Claudio Miccoli, Davide Sormani e Mauro Vannoni, dirigenti e funzionari dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna all’epoca dei fatti.

Sono stati invece assolti Silvano Landi, 75 anni, di Città di Castello, indicato per l’esecuzione dei lavori, e Massimo Casanova, 61 anni, di Sarsina, rappresentante dell’impresa costruttrice. Gli imputati, assistiti dai rispettivi difensori, potranno presentare ricorso in appello contro il verdetto.

La decisione dispone inoltre a carico di Sampieri il pagamento di risarcimenti e spese legali per circa 20 mila euro in favore di un’impresa agricola danneggiata. La chiusa è stata dissequestrata e restituita, per le parti di competenza, alla Regione e all’impresa della centralina, che dovrà tuttavia versare una cauzione di 100 mila euro.