Si è conclusa con l’assoluzione di Angelo Molinaro la vicenda giudiziaria legata alla morte di Antonino Currò, 36 anni, rimasto schiacciato da un furgone nel garage dell’amico a Conselice. Il giudice del Tribunale di Ravenna, Andrea Galanti, ha escluso la responsabilità dell’imputato, assolvendolo dall’accusa di omicidio colposo perché il fatto non costituisce reato. La Procura aveva chiesto una condanna a due mesi e venti giorni di reclusione.
La tragedia durante i lavori sul furgone
L’incidente si verificò il 1° febbraio 2025 all’interno del garage di Molinaro, in via Sagrati. Secondo la ricostruzione effettuata dai Carabinieri intervenuti sul posto, Currò stava eseguendo interventi di riparazione e manutenzione su un Mercedes Vito quando il veicolo si sbilanciò e lo travolse. Per l’uomo non ci fu nulla da fare.
Al termine delle indagini preliminari, la Procura di Ravenna, con il pubblico ministero Francesco Coco, aveva chiesto il rinvio a giudizio di Molinaro. L’accusa contestava l’omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Secondo l’ipotesi accusatoria, il proprietario dell’immobile e del furgone avrebbe svolto il ruolo di datore di lavoro di fatto della vittima, affidandole in più occasioni lavori retribuiti senza documentazione.
Nel procedimento erano state inoltre contestate la disponibilità di attrezzature di sollevamento ritenute non conformi, tra cui tre cric e una struttura lignea, e l’assenza di altre persone durante l’esecuzione delle operazioni. La Procura riteneva che tali circostanze avessero contribuito a creare le condizioni dell’incidente avvenuto nel garage di Conselice.
La relazione tecnica e la decisione del tribunale
La difesa di Molinaro, rappresentato dall’avvocata Giovanna Cappello, ha sostenuto una ricostruzione diversa. Un elemento centrale è stato rappresentato dalla relazione tecnica dello Spsal, il Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Ausl Romagna, redatta dopo il sopralluogo eseguito sul luogo della tragedia.
Dagli accertamenti sarebbe emerso che Currò era un meccanico professionista esperto, dipendente di una concessionaria di Imola, e che si trovava nell’abitazione dell’amico al di fuori dell’orario di lavoro, in un contesto informale e non subordinato. La vittima avrebbe inoltre organizzato autonomamente le operazioni dal punto di vista tecnico. Il cric principale utilizzato per sollevare il furgone faceva parte dell’equipaggiamento originale del veicolo.
Secondo la relazione, lo sbilanciamento del Mercedes Vito sarebbe stato determinato da un movimento collegato alle operazioni eseguite dallo stesso Currò. Gli accertamenti avrebbero quindi escluso la configurabilità dell’episodio come infortunio sul lavoro e l’esistenza di responsabilità a carico di terzi. Su questi elementi si è fondata la decisione del giudice, che ha pronunciato l’assoluzione dell’imputato.
«Siamo soddisfatti dell’esito processuale di questa dolorosa vicenda», ha dichiarato l’avvocata Cappello, sottolineando però il dolore della famiglia della vittima. La legale ha ricordato che i familiari non si sono costituiti parte civile e hanno sostenuto l’estraneità di Molinaro rispetto alle cause dell’evento. Le motivazioni della sentenza devono ancora essere depositate.
Dopo la decisione, Molinaro ha affidato ai social un messaggio dedicato all’amico scomparso. Ha parlato di un vuoto incolmabile e di un dolore che lo accompagna ogni giorno, ringraziando la famiglia di Currò per la vicinanza ricevuta nei diciassette mesi trascorsi dall’incidente. L’uomo ha inoltre espresso riconoscenza ai Carabinieri della stazione di Conselice e alla propria difesa, precisando che la conclusione formale del procedimento non cancella il ricordo e l’affetto per l’amico.