Si estende a livello nazionale l’inchiesta sui certificati anti-Cpr, avviata dalla Procura di Ravenna. La Polizia di Stato sta eseguendo numerosi decreti di perquisizione locale, personale e informatica nei confronti di oltre 20 medici, nell’ambito di un procedimento che riguarda la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false.
L’attività è condotta dal Servizio centrale operativo e dalla Squadra mobile di Ravenna, con la collaborazione delle squadre mobili competenti per territorio. Le operazioni interessano Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. I provvedimenti sono stati emessi dalla Procura ravennate e mirano a raccogliere elementi utili all’inchiesta.
Il precedente provvedimento
Il procedimento trae origine anche dagli accertamenti che, lo scorso marzo, avevano portato all’adozione di misure nei confronti di otto sanitari del reparto di Malattie infettive del Santa Maria delle Croci di Ravenna. Per tre di loro era stata disposta l’interdizione dalla professione per dieci mesi, mentre ad altri cinque era stato vietato di effettuare visite finalizzate al rilascio dei certificati di idoneità per i Cpr.
I Centri di permanenza per i rimpatri sono le strutture in cui possono essere trattenuti cittadini stranieri irregolari in attesa dell’esecuzione del rimpatrio. Secondo l’ipotesi investigativa, le certificazioni contestate sarebbero state predisposte per impedire il trattenimento nei centri, attestando condizioni incompatibili con la permanenza.
Gli accertamenti in corso
I destinatari dei decreti sarebbero, tranne un caso, medici che non risultano iscritti nel registro delle persone sottoposte a indagini preliminari. La perquisizione di dispositivi informatici, abitazioni e altri luoghi potrà consentire agli investigatori di verificare l’origine e la gestione della documentazione esaminata.
L’inchiesta resta nella fase degli accertamenti e le responsabilità dovranno essere valutate nel corso del procedimento. Le attività coordinate dalla Procura di Ravenna coinvolgono professionisti operanti in diverse città italiane e rappresentano l’estensione territoriale dell’indagine avviata sui sanitari ravennati.