Il 17enne forlivese indagato per l’omicidio di Nicola Musiani ha lasciato il carcere ed è rientrato in famiglia. La decisione è stata presa dalla gip Anna Filocamo del Tribunale per i minorenni di Bologna, dopo l’arresto eseguito il 3 settembre. Il ragazzo è accusato di essere uno dei presunti partecipanti all’aggressione costata la vita al 54enne, picchiato nella notte tra il 18 e il 19 luglio nel parcheggio di viale Tritone, a Pinarella di Cervia.
Il provvedimento è arrivato in seguito all’istanza presentata dal difensore del minore, l’avvocato Renato Cappelli del foro di Forlì, che aveva chiesto la sostituzione della detenzione con la permanenza in famiglia. Nella valutazione, secondo quanto riferito dal legale, sono stati considerati la relazione dei servizi sociali, il contesto familiare, il percorso scolastico del ragazzo e le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio di garanzia.
La ricostruzione della difesa
L’udienza di convalida dell’arresto si era svolta il 4 settembre. In quella sede, il 17enne avrebbe risposto alle domande del pubblico ministero e del giudice, fornendo la propria versione dei fatti. Il giovane si sarebbe riconosciuto nelle fotografie agli atti, ma avrebbe sostenuto di aver avuto un ruolo soltanto passivo nella vicenda. La difesa ribadisce che era presente, ma che non avrebbe partecipato al pestaggio di Musiani.
Secondo l’avvocato, la gip ha ritenuto che non vi fossero, allo stato, elementi sufficienti per giustificare la prosecuzione della custodia in carcere. Nella decisione avrebbero inoltre pesato l’assenza di un concreto pericolo di fuga e il rischio ritenuto non attuale di inquinamento delle prove. Il minore resta quindi sottoposto alla misura della permanenza in famiglia, in attesa degli ulteriori sviluppi dell’inchiesta.
Le contestazioni sulla notte dell’aggressione
Il ragazzo ha preso le distanze dalla ricostruzione della Procura e dalle dichiarazioni attribuite a due degli altri indagati, ascoltati nelle scorse settimane. Secondo quelle testimonianze, il 17enne si sarebbe vantato di aver picchiato e ucciso un uomo, facendo anche riferimento alla propria minore età. Il difensore ha definito questa versione errata e ha contestato che il suo assistito abbia pronunciato quelle frasi.
La difesa distingue inoltre due momenti della serata. Il primo sarebbe stato caratterizzato da un diverbio con Musiani, avvenuto prima dell’ingresso in discoteca e concluso, secondo il racconto del ragazzo, senza un’aggressione. Il secondo episodio si sarebbe verificato intorno alle 4 del mattino, quando altri giovani avrebbero preso parte al pestaggio. Il 17enne nega di aver partecipato a quella fase, pur ammettendo di essere stato presente.
L’indagine è coordinata dalla pm Angela Scorza della Procura di Ravenna. Oltre al minorenne, risultano indagati Oussama Ragme, 22 anni, di Meldola; Conor Finn Long, 19 anni, anche lui di Meldola; Houssam Abir, 22 anni, residente a Forlì; e Bilal Mahboubi, 23 anni, residente a Santa Sofia. I quattro sono accusati di omicidio in concorso aggravato dai futili motivi e si trovano detenuti negli istituti penitenziari di Forlì, Ravenna e Ferrara.