Si è chiuso senza arrivare al dibattimento il procedimento per diffamazione aggravata che vedeva imputata Letizia Magnani, giornalista di Cervia, e parte offesa Selvaggia Lucarelli. Il procedimento si è concluso al tribunale di Ravenna con una sentenza di non luogo a procedere, motivata dalla remissione della querela.
Le dichiarazioni sui social
I fatti risalgono all’inizio del 2024, quando un episodio di cronaca aveva alimentato il confronto sui social network. Lucarelli era intervenuta sulla vicenda con un commento da opinionista, contribuendo a riaccendere il dibattito tra gli utenti di Facebook.
Nel corso della discussione, Magnani aveva definito l’intervento di Lucarelli inqualificabile e ridicolo, sostenendo inoltre che non fosse una giornalista e che fosse nota alla giustizia ordinaria. Due giorni più tardi, sempre online, aveva rincarato le accuse, parlando di abuso della professione e di un presunto reato, oltre a descrivere l’attività di Lucarelli come diffusione di odio.
I messaggi, pubblicati sul profilo seguito da oltre 5mila follower, avevano raggiunto la diretta interessata. Da qui la decisione di presentare una querela per diffamazione aggravata. La giornalista cervese aveva poi aggiunto ulteriori considerazioni sulla moralità di Lucarelli e sul ruolo che, a suo giudizio, avrebbe dovuto assumere nel dibattito pubblico.
Le scuse e la remissione
Nei giorni scorsi, sullo stesso profilo social, Magnani aveva pubblicato un messaggio di scuse. La giornalista ha scritto di avere compreso, con il senno di poi, quanto Lucarelli fosse stata ferita dalla gogna mediatica scatenata nei suoi confronti e ha riconosciuto di avere a sua volta sbagliato.
Nel messaggio Magnani ha precisato che non era sua intenzione offendere l’onore o la reputazione di Lucarelli, ma ha comunque espresso rammarico per avere contribuito, con le proprie parole, al disagio e all’amarezza provati dalla parte offesa.
Il procedimento si è concluso davanti al giudice Antonella Guidomei e al vice procuratore onorario Simona Bandini. Magnani era assistita dall’avvocata Maria Grazia Tufariello, del foro di Bologna, mentre Lucarelli era rappresentata dall’avvocata Barbara Maria Carmela Indovina, del foro di Milano. Con il ritiro della querela, il tribunale ha dichiarato il non luogo a procedere.