Durante una vacanza in Riviera, una turista straniera è stata ricoverata d’urgenza dopo la comparsa di un improvviso gonfiore dell’arto inferiore sinistro, accompagnato da un dolore intenso. La donna si è presentata al Pronto Soccorso di Faenza, dove gli accertamenti hanno evidenziato una trombosi estesa all’intero asse venoso della gamba e fino al tratto intraddominale.
La diagnosi e il trasferimento
La condizione è stata identificata come phlegmasia cerulea dolens, una rara e grave complicanza della trombosi venosa. Il quadro clinico esponeva l’arto al rischio di ischemia e, nei casi più severi, anche di amputazione. Per questo è stato attivato il coordinamento tra il Servizio di Angiologia della Medicina Interna di Faenza, diretto dal dottor Francesco Giuseppe Foschi, e la Radiologia Interventistica di Ravenna, diretta dal dottor Domenico Palmarini.
La paziente è stata quindi trasferita alla Medicina d’Urgenza dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, diretta dalla dottoressa Gaia Saini. Durante la notte è stata sottoposta a una procedura urgente di tromboaspirazione endovascolare, con l’obiettivo di ripristinare rapidamente il flusso nelle vene occluse. L’intervento è stato eseguito dai radiologi interventisti Carlo Cecchelli e Nicola Pannacci.
Il recupero e la dimissione
La procedura, disponibile in pochi centri italiani, è stata seguita da un trattamento con trombolitico infuso direttamente nella vena interessata attraverso un catetere, secondo la tecnica Catheter Directed Thrombolysis. Alla terapia è stata associata un’infusione continua di anticoagulante per via endovenosa.
La gestione clinica è proseguita con la collaborazione a distanza dei medici dell’Angiologia della Medicina Interna di Faenza, Luca Bucherini e Luca Ielasi, e dei professionisti della Medicina d’Urgenza, Agnese Sembolini e Giulia Straforini. Dopo alcuni giorni di osservazione è stata ottenuta la completa ricanalizzazione delle vene precedentemente trombizzate, senza complicanze successive alla procedura.
La turista è stata dimessa in buone condizioni e ha potuto fare rientro nel proprio Paese di residenza. Il caso rappresenta inoltre il primo intervento di questo tipo nell’area ravennate e viene indicato dall’Ausl come un esempio di collaborazione tra i diversi presidi ospedalieri, con una rete multidisciplinare attiva anche nei periodi di maggiore afflusso turistico.