Frodi documentali

Tre denunce a Ravenna per false dichiarazioni di ospitalità

Gli accertamenti hanno portato al sequestro di moduli contraffatti e all’accusa di favoreggiamento per un cittadino marocchino.

Tre denunce a Ravenna per false dichiarazioni di ospitalità

La nuova V sezione investigativa dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Ravenna ha portato alla luce un sistema basato sulla produzione e sull’utilizzo di dichiarazioni di ospitalità fittizie. I documenti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venivano predisposti e ceduti dietro pagamento di somme di denaro per essere utilizzati nelle pratiche relative alla protezione internazionale.

Le verifiche sulle richieste d’asilo

L’attività è partita dall’esame degli atti presentati agli sportelli della Questura. Nei giorni scorsi, i controlli hanno consentito di individuare tre persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. I primi due casi riguardano due cittadini egiziani, presentatisi per formalizzare le rispettive istanze di protezione internazionale.

Alle richieste erano state allegate le dichiarazioni di ospitalità previste dalla procedura. L’analisi visiva e documentale svolta dagli operatori ha però evidenziato diverse anomalie, sia nella struttura sia nella grafica dei moduli. Gli atti sono stati quindi ritenuti falsi e sottoposti a sequestro probatorio. Per i due uomini è scattata la denuncia a piede libero con l’accusa di uso di atto falso.

La ricostruzione della filiera

Gli approfondimenti della sezione investigativa non si sono fermati all’individuazione dei documenti contraffatti. Gli agenti hanno cercato di ricostruire anche la provenienza delle dichiarazioni e il meccanismo attraverso il quale sarebbero state messe a disposizione degli stranieri interessati a presentare le pratiche.

Le indagini hanno portato alla denuncia di un cittadino marocchino, indicato dagli inquirenti come l’autore materiale della falsificazione. L’uomo deve rispondere di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e di favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero nel territorio dello Stato, finalizzato al profitto.

Secondo la ricostruzione investigativa, il cittadino marocchino avrebbe rappresentato il punto di riferimento per la formazione e la cessione, a pagamento, dei falsi titoli di soggiorno e di ospitalità. La vicenda resta collegata agli accertamenti della Questura sulle pratiche presentate e sui documenti utilizzati per ottenere il riconoscimento della protezione internazionale.