Trasparenza pubblica

Armi, il Consiglio di Stato impone i dati sul porto di Ravenna

L’Agenzia delle Dogane dovrà comunicare i quantitativi complessivi dei transiti, secondo la decisione sui ricorsi presentati

Armi, il Consiglio di Stato impone i dati sul porto di Ravenna

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli contro la sentenza del Tar di Bologna sul transito di armamenti dal porto civile di Ravenna. La decisione conferma l’obbligo per l’Agenzia di fornire i dati aggregati relativi ai quantitativi di armi movimentati nello scalo, tutelando invece le informazioni su provenienze e destinazioni.

La decisione dei giudici amministrativi

Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Andrea Maestri e dalla giornalista Linda Maggiori, che avevano chiesto l’accesso alle informazioni sui traffici di armamenti. L’Agenzia delle Dogane aveva impugnato la precedente pronuncia del Tar di Bologna, ma il giudice amministrativo di secondo grado ha confermato la necessità di rendere disponibili i quantitativi complessivi dei transiti.

La sentenza è stata accolta favorevolmente dal sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, che ha sottolineato il ruolo della conoscibilità dei dati nel consentire a cittadini e amministrazioni di comprendere quali merci vengano movimentate e quali prodotti siano esportati dai porti. Per il primo cittadino, la decisione riconosce il valore della trasparenza, pur nel rispetto delle esigenze legate alla sicurezza pubblica.

La richiesta di dati uniformi

Barattoni ha ricordato che il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna avevano scelto di sollecitare l’Agenzia attraverso i canali istituzionali, senza sostituirsi alle iniziative civiche. In una lettera inviata al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, gli enti avevano chiesto di garantire un comportamento uniforme su base nazionale.

La richiesta riguardava la pubblicazione dei quantitativi complessivi dei transiti di armamenti per ogni singolo scalo italiano, in linea con quanto già diffuso per Livorno. Secondo il sindaco, una comunicazione omogenea permetterebbe di evitare il moltiplicarsi delle richieste di accesso e la circolazione di dati parziali, che potrebbero alterare la percezione del ruolo dei singoli porti senza elementi di confronto.

Nel commentare il pronunciamento, Barattoni ha definito la sentenza un passaggio importante per favorire un dibattito pubblico basato su informazioni verificabili. Il Comune intende ora proseguire chiedendo l’istituzione di un osservatorio nazionale sui traffici di armamenti da tutti i porti italiani, con dati trasparenti anche sulle destinazioni.

Per l’amministrazione ravennate, la disponibilità di queste informazioni è utile anche per valutare le politiche commerciali e il loro rapporto sempre più stretto con le scelte di politica estera e di difesa. La pronuncia del Consiglio di Stato non riguarda la sicurezza dei traffici portuali, ma l’accessibilità dei dati aggregati relativi alle movimentazioni.