DSA, BES e PDP sono sigle sempre più presenti nel linguaggio scolastico e possono risultare poco comprensibili per le famiglie che affrontano per la prima volta il tema dell’inclusione. Dietro queste definizioni ci sono categorie e strumenti differenti, pensati per consentire a ogni studente di seguire il percorso formativo in condizioni adeguate alle proprie esigenze.
Conoscere il significato delle tre sigle aiuta genitori, studenti e insegnanti a orientarsi tra possibilità didattiche, documentazione e diritti. Il tema è stato affrontato in una guida pubblicata il 25 settembre 2026, con l’obiettivo di chiarire le principali differenze e il ruolo delle misure personalizzate.
Disturbi specifici dell’apprendimento
DSA significa Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Si tratta di condizioni che possono riguardare abilità fondamentali per lo studio, come lettura, scrittura e calcolo. Tra i disturbi rientrano la dislessia, legata soprattutto alla lettura, la disortografia, relativa alla correttezza della scrittura, la disgrafia, che interessa l’aspetto grafico e motorio, e la discalculia, con difficoltà nelle abilità numeriche e di calcolo.
La presenza di un DSA non implica una minore capacità intellettiva. Uno studente può avere buone capacità di ragionamento, creatività e comprensione e incontrare comunque ostacoli in alcune attività scolastiche. In Italia, la tutela è disciplinata dalla legge 170 del 2010, che riconosce il diritto a una didattica adeguata alle caratteristiche individuali. Tra le misure indicate figurano strumenti compensativi, modalità di verifica e valutazione adeguate e, quando necessario, il ricorso a supporti tecnologici.
Bisogni educativi e piano personalizzato
BES è l’acronimo di Bisogni Educativi Speciali e identifica un’area più ampia. Vi possono rientrare studenti con disabilità, disturbi evolutivi specifici, tra cui i DSA, oppure situazioni di svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale. Non tutti gli alunni con BES devono quindi avere una certificazione sanitaria: la scuola può individuare un bisogno specifico valutando le caratteristiche dello studente e il suo percorso.
Il PDP, cioè il Piano Didattico Personalizzato, è il documento con cui la scuola definisce strategie, strumenti ed eventuali misure dedicate all’alunno. Può indicare gli strumenti compensativi, le misure dispensative, le modalità di verifica, le strategie didattiche e i criteri di valutazione più adatti.
Il piano viene elaborato dai docenti con il coinvolgimento della famiglia. Il confronto tra le diverse figure consente di organizzare gli interventi e di verificarne l’efficacia. Il documento non è immutabile: le esigenze dello studente possono cambiare e il percorso deve essere monitorato e aggiornato nel tempo.
Per la famiglia, il primo passo consiste nel raccogliere la documentazione necessaria e mantenere un dialogo costante con la scuola. In presenza di una diagnosi di DSA, la documentazione sanitaria deve essere consegnata all’istituto, così da permettere ai docenti di valutare e predisporre gli interventi didattici più appropriati.