Scuola pubblica

Cgil Ravenna contro il tetto agli alunni stranieri

Il sindacato chiede più organici, classi meno numerose e risorse per mediazione linguistica e corsi di italiano L2.

Cgil Ravenna contro il tetto agli alunni stranieri

La Cgil di Ravenna e la Flc Cgil provinciale hanno espresso una netta contrarietà alle proposte del Governo sull’introduzione di un limite massimo alla presenza di alunni stranieri nelle classi della scuola pubblica. Secondo le organizzazioni sindacali, la misura sarebbe distante dalle esigenze quotidiane del sistema d’istruzione e rischierebbe di affrontare in modo ideologico una questione che riguarda l’organizzazione scolastica e l’inclusione.

Il sindacato richiama il diritto universale alla formazione, indicato dalla Costituzione come uno dei compiti fondamentali della scuola pubblica. In questa prospettiva, la Cgil considera inaccettabile qualsiasi intervento che possa mettere in discussione il principio di un accesso all’istruzione senza forme di esclusione o separazione legate all’origine degli studenti.

Il ruolo delle seconde generazioni

Nel documento diffuso a Ravenna, la Cgil sottolinea inoltre che una parte rilevante degli studenti di origine straniera è costituita da seconde generazioni: ragazze e ragazzi nati in Italia, inseriti nel contesto sociale e linguistico del Paese. Per il sindacato, la scuola dovrebbe valorizzare questi percorsi e non introdurre etichette che possano favorire fenomeni di ghettizzazione.

La posizione viene collegata alla storia della rete scolastica ravennate, descritta come un sistema costruito nel tempo sui principi dell’accoglienza, dell’integrazione e della coesione sociale. La comunità educante della provincia, sostiene la Cgil, avrebbe trasformato la pluralità culturale in un’occasione di crescita formativa, rifiutando logiche di chiusura e contrapposizione.

Le richieste sulle risorse

Per migliorare la qualità dell’insegnamento e rendere effettiva l’inclusione, il sindacato indica priorità diverse rispetto a quote e divieti. Tra queste ci sono la riduzione del numero di alunni per classe, il superamento delle cosiddette classi pollaio e il potenziamento degli organici dei docenti e del personale Ata.

La Cgil chiede anche risorse dedicate all’alfabetizzazione, una presenza più stabile di mediatori linguistici e culturali e la continuità dei corsi di italiano L2. Un ulteriore intervento, secondo l’organizzazione, dovrebbe riguardare il sostegno alle reti territoriali, così da rafforzare la collaborazione tra istituti scolastici, enti locali e servizi sociali. L’obiettivo indicato è affrontare le esigenze delle classi attraverso strumenti e investimenti strutturali, anziché attraverso limiti alla composizione degli studenti.